Cosa fa davvero un agente AIsuru: quattro storie, non una brochure

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Cosa fa davvero un agente AIsuru: quattro storie, non una brochure
Cosa fa davvero un agente AIsuru: quattro storie, non una brochure

La Suite è arrivata a sette connettori che si parlano tra loro, dentro un catalogo di trentasei. Ma l'elenco non dice niente. A dire qualcosa sono le giornate: ecco quattro persone vere, con nome di fantasia e problema reale, e cosa cambia quando un agente entra nel loro lunedì.

C'è un modo sbagliato di raccontare una piattaforma, ed è elencarne i pezzi. Sette connettori nella Suite, ventinove verso i sistemi del mondo, database, posta, calendari, pagamenti. Tutto vero, e tutto inutile da leggere, perché nessuno la mattina si sveglia col bisogno di un connettore. Ci si sveglia col bisogno che il rapporto sia pronto, che il cliente riceva risposta, che i turni tornino.

Allora invece dell'inventario raccontiamo quattro giornate. I nomi sono inventati, i mestieri no: sono le aziende che incontriamo ogni settimana. Per ogni storia diciamo quali pezzi della Suite entrano in gioco, così l'elenco lo ricostruite da soli, alla fine, quando avrà un senso.

Marta, che il lunedì lo passava a fare rapporti

Marta dirige il controllo di gestione di un'azienda manifatturiera. Il suo lunedì cominciava sempre uguale: esportare i dati dal gestionale, incollarli in un foglio, sistemare le colonne, fare i grafici, scrivere il commento, impaginare. Tre ore buone, ogni settimana, per un documento che poi qualcuno leggeva in tre minuti.

Adesso il rapporto è sulla sua scrivania quando arriva. Alle sei del mattino un'automazione ha svegliato l'agente; l'agente ha interrogato il database dove vivono i numeri, li ha analizzati, ha applicato la procedura che descrive come si scrive quel rapporto (formato, sezioni, tono: quelli di Marta, non un modello generico), e ha ricordato cosa era cambiato rispetto a lunedì scorso, segnalandolo in cima. Nessuno lo ha scritto. Qualcuno, una volta, ha scritto come si scrive.

Marta non ha smesso di fare il suo lavoro: ha smesso di fare la parte che una macchina fa meglio. Le tre ore ora le passa a decidere cosa fare dei numeri, che è il motivo per cui l'hanno assunta.

I pezzi in gioco: lo Scheduler che sveglia l'agente, un connettore database (nel suo caso un gestionale storico via SQL), Data Analysis per i conti, Skills per l'impaginazione, Persistence per la memoria di cosa è cambiato.

Il geometra Bruni, che aveva vent'anni di dati in un gestionale che nessuno tocca

Lo studio Bruni ha un gestionale che gira dai primi anni Duemila. Dentro ci sono vent'anni di pratiche, clienti, catasto. Funziona, quindi nessuno lo cambia; ma è una cassaforte di cui si è quasi perso il codice, e ogni domanda un po' diversa dal solito richiede di chiamare l'unico che sa dove guardare.

Ora c'è un agente che quel database lo interroga in linguaggio naturale. "Quante pratiche aperte in comune di Osio nel 2019?" diventa una risposta in pochi secondi, senza migrare niente, senza toccare il gestionale, in sola lettura per sicurezza. La cassaforte è rimasta chiusa; è cambiato solo che adesso ha una persona alla reception che sa aprirla a comando.

Non è il connettore più elegante del catalogo, ed è quello di cui vado più fiero: perché è lì, nei gestionali che nessuno mette in copertina, che vive il lavoro vero delle aziende italiane.

I pezzi in gioco: il connettore verso il database legacy (protocollo nativo, utente in sola lettura), e nient'altro. A volte una porta sola è tutta la rivoluzione che serve.

Arianna, che rispondeva alle stesse domande da tre anni

Arianna gestisce il servizio clienti di un e-commerce. Le stesse domande, tutti i giorni: dov'è il mio ordine, come faccio un reso, quando arriva. Le risposte le sa a memoria, ed è proprio il problema: un lavoro che sa di memoria è un lavoro che una persona non dovrebbe più fare a mano.

Il suo agente ora vive dentro il sito e sui canali dei clienti. Legge lo stato degli ordini dal sistema, risponde con i dati veri, e quando la domanda esce dal seminato passa la mano a Arianna con tutto il contesto già pronto, invece di far ripartire il cliente da capo. Le procedure delicate (un reso fuori tempo, un rimborso) seguono i passaggi che l'ufficio segue da anni, scritti una volta in una skill e applicati uguali ogni volta, con le regole e i permessi decisi prima, non lasciati all'improvvisazione.

Arianna non è stata sostituita: è stata liberata dalle prime cinquanta domande uguali per potersi occupare della cinquantunesima, quella difficile, quella dove serve una persona.

I pezzi in gioco: il Vibe Coder per le viste e il flusso, Skills per le procedure di reso e rimborso, un connettore verso i dati degli ordini, e l'onboarding che fissa regole e permessi prima del primo cliente.

Davide, che voleva un gestionale su misura e non poteva permetterselo

Davide ha un'attività artigiana e un problema piccolo ma quotidiano: tiene traccia di ordini e materiali con un foglio di calcolo che è cresciuto male, e un software su misura costa quanto non vuole spendere per una cosa così.

Ha descritto a voce all'agente cosa gli serviva: cosa registrare, chi lo vede, chi ci scrive. L'agente ha fatto le domande giuste, ha creato l'archivio dei dati, le viste per consultarli e un modulo per inserirli, e gli ha consegnato un indirizzo. Le regole (chi può scrivere, cosa resta privato) decise nella conversazione, prima del primo dato. Nessun editor aperto, nessun preventivo, nessuna attesa.

È il pezzo che a me, che vengo dal software, fa ancora un certo effetto: un gestionale piccolo ma vero, nato parlando, in un pomeriggio. Non per tutti i problemi del mondo, ma per moltissimi problemi piccoli che prima non valevano il costo di un progetto.

I pezzi in gioco: il Vibe Coder che costruisce l'app, Persistence come archivio, e il fatto che le regole si decidano nell'onboarding e restino cucite dentro.

Il filo che tiene insieme le quattro storie

Rileggetele: non hanno in comune un connettore, hanno in comune un principio. In ogni giornata l'agente non fa "tutto quello che potrebbe", fa quello che gli è stato permesso, con i dati che gli sono stati dati, dentro confini decisi prima. Marta non teme che l'agente tocchi numeri che non deve; il geometra lo tiene in sola lettura; Arianna ha scritto le regole dei rimborsi prima di accendere niente; Davide ha deciso in conversazione chi vede cosa.

È qui la differenza tra un agente-giocattolo e un agente al lavoro. Il primo impressiona in una demo. Il secondo entra in un lunedì vero, dove i dati sono sensibili, i permessi contano e ogni azione lascia una traccia. La Suite è fatta perché quando componete i poteri (lo Scheduler più il database più le Skills), si compongano con loro anche i confini.

E c'è un'ultima cosa che vale per tutte e quattro. Nessuna di queste persone ha imparato a programmare, e nessuna ha comprato un software nuovo. Hanno descritto un bisogno a un agente, e l'agente ha usato gli strumenti che aveva. Il modello propone; l'infrastruttura dispone; e le regole, quelle le mettete voi, una volta, all'inizio.

Il catalogo completo, con la scheda di ognuno dei trentasei connettori e gli esempi di richieste da fare, è pubblico: https://mcp.aisuru.ai/it/catalog

E se volete vedere una di queste quattro giornate ricostruita sui vostri dati, in una demo: demo@memori.ai, oggetto DEMO SUITE.


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